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Armonia – Parte 4: indicazione e rivolti dell’accordo

Nel precedente articolo abbiamo visto quale priorità hanno le varie note degli accordi. Arrivati a questo punto è importante conoscere il metodo con cui si indicano questi ultimi, utile soprattutto in ambito di analisi armonica.

La notazione per mezzo dei numeri

L’accordo viene indicato mediante numeri posti al di sotto del basso fondamentale. Esistono diversi tipi di notazione: quello che useremo noi è costituito dall’unione dei numeri romani e quelli arabi.

I numeri romani

I numeri romani servono a indicare il tipo di accordo che voglio costruire su un determinato basso. Nello specifico:

  • I = accordo di tonica;
  • II = accordo di sopratonica;
  • III = accordo di mediante (usato raramente nell’armonia classica);
  • IV = accordo di sottodominante;
  • V = accordo di dominante;
  • VI = accordo di sopradominante;
  • VII = accordo di sensibile.

Attenzione, il numero romano non serve a indicare il grado della scala in cui è situata la nota (come invece avviene nella notazione napoletana), ma la tipologia dell’accordo che voglio utilizzare!

Per maggiore chiarezza, in seguito farò alcuni esempi, ma non prima aver parlato dei rivolti.

I numeri arabi

I numeri arabi (scritti in colonna), invece, servono a indicare gli intervalli con cui sono disposte le note sopra il basso. Ad esempio, se sotto un basso DO trovo scritto 35 (in colonna), significa che su quella nota devo aggiungere la terza e la quinta (rispettando sempre le regole per il raddoppio) (figura 1):

figura 1

Le triadi vengono indicate indifferentemente con i numeri 35 , oppure solo con il 5 o solo con il 3. Nessun numero sott’intende sempre i numeri 35 . Con i rivolti, la lista di queste combinazioni numeriche si fa più ampia.

I rivolti

Ogni accordo può presentarsi sotto diverse forme, le quali differiscono tra di loro a seconda di quale delle note che lo compongono si trova al basso. Si dice che un accordo è allo stato fondamentale quando al basso c’è, appunto, la fondamentale (la nota “do” nell’accordo di DO). L’accordo è sotto forma di 1° e 2° rivolto quando al basso si trovano rispettivamente la 3a e la 5a dell’accordo stesso (le note “mi” e “sol” nell’accordo di DO).

Sebbene mantenga la sua entità, un accordo sotto forma di rivolto risulta più debole che non allo stato fondamentale. Per questo motivo, assumendo una sensazione diversa, alcune successioni riescono più gradevoli sotto forma di rivolto.

L’accordo di sesta

Si dice accordo di sesta un accordo sotto forma di 1° rivolto. Tale viene indicato con i numeri 36 o solo con il 6; nelle triadi consonanti il basso, essendo la 3a dell’accordo, generalmente non si raddoppia (figura 2).

figura 2: esempi di accordi di sesta

Nell’audio successivo (audio 1) vengono eseguiti i tre accordi della figura 2: notate come il terzo accordo risulti più debole rispetto ai due precedenti.

audio 1

Ritornando al discorso del ruolo dei numeri romani nel sistema di notazione che utilizzeremo, se fossimo nella tonalità di Do Maggiore, i tre accordi nella figura 2 si indicherebbero con la sigla I6 (e non III6 come, invece, avviene nella notazione napoletana), visto che si tratta di un accordo di tonica.

L’accordo di quarta e sesta

Si dice accordo di quarta e sesta un accordo sotto forma di 2° rivolto. Tale viene indicato con i numeri 46; nelle triadi consonanti il basso, essendo la 5a dell’accordo, può essere raddoppiato o no a piacere (figura 3).

figura 3: esempi di accordi di quarta e sesta

Nell’audio successivo (audio 2) vengono eseguiti i tre accordi della figura 3:

audio 2

Se fossimo nella tonalità di Fa Maggiore, i tre accordi nella figura 3 si indicherebbero con la sigla V46 (e non VII46 come, invece, avviene nella notazione napoletana) visto che si tratta di un accordo di dominante.

In questo articolo ci siamo fermati a vedere solo i rivolti delle triadi. I rivolti degli accordi di settima sono un argomento che vedremo più avanti durante il nostro studio; per ora facciamo un altro passo con il prossimo articolo, nel quale vedremo come si muovono le parti all’interno delle successioni armoniche.

<— REGOLE PER IL RADDOPPIO O L’OMISSIONE DI UN SUONO /-/-/-/ MOTO DELLE PARTI —>

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