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Teoria Musicale – Parte 3: il valore delle note

Nel precedente articolo di questa categoria abbiamo visto come riconoscere il nome della nota, quindi l’altezza del suono, inserita nel pentagramma. Ma, come è intuibile, la musica non è un insieme disordinato di suoni, bensì organizzato in un tempo ben definito. Per disporre i suoni nel tempo, bisogna assegnare ad ogni nota un valore, cioè una durata. Questo si fa dando ad ogni nota una forma specifica, detta figura. Esistono varie figure, ognuna con il proprio valore. Vediamo quali sono.

Figure

Esistono essenzialmente sette figure, le quali hanno ognuna il proprio valore, cioè durata. Ma la durata di una figura cambia a seconda del tempo che abbiamo deciso; il suo valore, invece, riamane inalterato. Facciamo un esempio:

Supponiamo di prendere come tempo il secondo dell’orologio, quindi 60 battiti al minuto. La durata di ogni singolo battito è di un secondo, e il valore è un battito. Di conseguenza, la durata di due battiti è di due secondi, e il valore è di due battiti. Se prendo invece un tempo di 120 battiti al minuto, la durata di un battito è di mezzo secondo, ma il valore rimane sempre di un battito. Lo stesso discorso vale per i due, tre, quattro battiti, e così via. Semplice no?
P.S. il tempo si può stabilire o misurare con uno strumento chiamato “metronomo“.

Nel parlare delle varie figure ci riferiremo, quindi, al loro valore, visto che la durata è relativa al tempo che decidiamo.

Le sette figure delle note

Per una questione di semplicità, attribuirò il valore di un battito ad una specifica figura. Come vedrai più in là, anche questo è relativo al tempo. La figura di cui vi sto parlando è la “semiminima” (figura 1), un pallino nero seguito da una linea verso l’alto o verso il basso, della durata, appunto, di un battito:

figura 1: semiminima

È bene che inizi ad attribuire a un battito il valore di 1/4 (un quarto). Più in là capirai il perché.

Tra le sette figure, ce ne sono due che valgono di più della semiminima. Queste sono la “minima” (che vale 2/4) e la “semibreve” (che vale 4/4). La loro rappresentazione grafica la possiamo osservare nella figura 2:

figura 2

Quelle che valgono meno sono la “croma” (che vale 1/8, quindi la metà della semiminima), la “semicroma” (vale 1/16), la “biscroma” (vale 1/32), e la “semibiscroma” (vale 1/64). Anche qui riporto nella figura 3 la loro rappresentazione grafica:

figura 3

Ogni figura, quindi, vale il doppio o la metà di un’altra. Possiamo quindi ordinarle in modo gerarchico (figura 4), così da vederne il rapporto dei rispettivi valori:

figura 4

Una semibreve è uguale a due minime, la quale è uguale a due semiminime, e così via. Di conseguenza, una semibreve è anche uguale a quattro semiminime, otto crome, eccetera. Lo stesso ragionamento vale per tutte le altre figure.

Le figure delle pause

La musica non è fatta solo da suoni, ma anche di silenzi. Questi silenzi prendono il nome di “pause“, e anche loro, ovviamente, hanno una durata ben stabilita, cioè un valore. I valori delle pause hanno una struttura gerarchica identica a quella delle note. Ogni pausa prende il nome della figura della nota con lo stesso valore, preceduto da “pausa di”. Ad esempio, la pausa di 2/4 prende il nome di “pausa di minima”.

Ecco la loro rappresentazione grafica (figura 5):

figura 5

Ora voglio che ti ponga una domanda: se ogni figura ha un valore che vale il doppio o la metà di un altro, quindi 1, 2, 4 battiti, o 1/2, 1/4, 1/8 di battito, come si definisce una figura che vale 3 battiti? E una che vale un battito e mezzo?
Puoi capire che l’argomento dei valori musicali necessita di un altro tassello indispensabile, che vedremo nel prossimo articolo di questa categoria.

<— IL PENTAGRAMMA /-/-/-/-/ IL PUNTO DI VALORE —>

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