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Armonia – Parte 1: le basi

Benvenuto nella categoria del mio blog dedicata allo studio dell’armonia. Se non sai nulla di musica ti invito prima a dare uno sguardo nella categoria “Teoria Musicale“. Se invece hai già dimestichezza con la musica, sei nel posto giusto!

È particolarmente importante studiare l’armonia per gli esecutori perché possano analizzare il brano da eseguire, in modo che possano interpretarlo nella maniera più esatta e costruttiva. Lo è ancor di più per i compositori, non perché devono memorizzare le regole, ma perché devono familiarizzare con le note, e formarsi con una certa disciplina. Per questo è molto importante anche lo studio del contrappunto, ma per ora conosciamo prima l’armonia.

Cos’è l’armonia

L’armonia è un’arte e una scienza che si occupa dello studio degli accordi, nonché della loro struttura e concatenazione. I suoni arrivano al nostro orecchio in determinati rapporti, i quali suscitano nel nostro animo determinate sensazioni. L’armonia si occupa di mettere in luce tutti gli elementi di questi rapporti, e le leggi che li regolano.

L’armonia è composta da tre generi: diatonica, cromatica ed enarmonica. Il nostro studio si concentra soprattutto sull’armonia diatonica, la più importante, visto che le altre due derivano da questa, ma vediamo quali sono le differenze.

Armonia diatonica

L’armonia diatonica studia tutti gli accordi, dai tre ai sette suoni, consonanti e dissonanti dei modi maggiori e minori, senza l’aggiunta di alterazioni estranee alla tonalità. Essa contiene tutti gli elementi di moto e riposo di cui può essere formata una composizione.

Armonia cromatica

L’armonia cromatica si occupa delle alterazioni di uno o più suoni all’interno di una accordo diatonico. Queste alterazioni offrono un effetto coloristico alla composizione, arricchendola e rinvigorendola in maniera originale.

Armonia enarmonica

L’armonia enarmonica si dedica nel trovare altri punti di vista nel quale uno stesso suono o accordo può essere considerato. Cioè riconoscere un suono o un accordo omofono (quindi enarmonico) a un altro, ma non con lo stesso nome (ad esempio DO# e REb). In questo modo, tale accordo è sottoposto ad altre risoluzioni, spesso impreviste, che portano in tonalità lontane da quella di partenza.

Queste sono le principali cose da sapere riguardo questo argomento. Dal prossimo articolo inizieremo a individuare tutti gli elementi che lo compongono.

MODI E SPECIE DEGLI ACCORDI —>

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